Presentazione del corso di fotografia di Simona Novelli per S/Pazzi

“La medicina e la psichiatria hanno sin dall’Ottocento utilizzato la fotografia a scopo documentale ed a scopo di studio, i corpi fotografati erano oggetti attraverso cui individuare indici di follia, sintomi, cambiamenti, in ragione delle terapie utilizzate venivano, attraverso la fotografia, fissate le posture, le espressioni ed i caratteri somatici del paziente. Ciò serviva, oltre che per l’analisi del singolo caso, anche come modello di riferimento e comparazione per gli altri casi, ottenendo così una vera e propria iconografia di ritratti tipo del “pazzo”, con la pretesa di fornire una riproduzione oggettiva e scientifica della natura, ma in realtà indicando e bollando individui che si distaccavano dai modelli ritenuti socialmente e culturalmente normali e quindi da controllare e isolare. Si assiste ad uno stretto rapporto tra fotografia e potere, la fotografia da mezzo diagnostico ha assunto sempre più la valenza di foto di identità, venendo utilizzata a livello poliziesco e giudiziario.

La fotografia, sempre a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, venne utilizzata dagli ospedali e nello specifico dai reparti psichiatrici per mostrare oltre che gli spazi architettonici anche i progressi, le scoperte e le applicazioni che formavano titolo di vanto per la scienza psichiatrica e la sua istituzione, abbiamo così immagini di oggetti di contenzione, strumentazione di laboratorio, macchinari utilizzati a fini terapeutici, fino agli strumenti per l’elettroshock.

Al museo dell’ex manicomio San Lazzaro, Bologna, è presente anche il gabinetto fotografico destinato a ritrarre le fisionomie e gli atteggiamenti dei malati. Da semplice processo di identificazione, la fotografia si è trasformata inevitabilmente in una vera e propria costruzione dell’immagine collettiva della follia, contribuendo a quello che in psichiatria viene chiamato “lo stigma”, un sentimento misto di pietà, vergogna e rifiuto verso il malato mentale in quanto diverso. Intorno agli anni ‘60 del Novecento, abbiamo poi la fotografia come denuncia e testimonianza.

Vi sono due testi fondamentali da prendere in considerazione in quanto mostrano le terribili condizioni dei manicomi e la necessità di abolirli, uno è “Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin” pubblicato per Einaudi nel 1969 da Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia. L’altro è “Gli esclusi: foto reportage da un’istituzione totale” di Luciano D’Alessandro, pubblicato a Milano per Il Diaframma nel 1969, le fotografie sono state scattate tra il 1965 ed il 1967 nel manicomio Mater Domini di NoceraSuperiore, il fotografo nel lavoro è stato accompagnato dal direttore del manicomio, lo psichiatra Sergio Piro.

Donne nel corridoio della sezione femminile di un Padiglione dell’Ospedale
Psichiatrico San Lazzaro, Bologna, anni ‘20.

Negli ultimi decenni la fotografia è molto utilizzata in psicoterapia per il suo potere emotivo e comunicativo, si è evoluta come tecnica non solo in arte-terapia ma anche in orientamenti psicoterapeutici vari. Il paziente psichiatrico viene considerato non più soltanto come oggetto passivo, ma soggetto che interagisce con l’immagine che gli viene presentata davanti, spesso un’immagine che riproduce lui stesso. In questo modo i terapeuti cercano di fare rivivere vissuti o stimolare emozioni. Si sono sviluppate anche esperienze di fotografia terapeutica in cui i partecipanti usano le macchine fotografiche o gli smartphone con la guida di fotografi ed operatori in percorsi all’aperto.

Questa è una premessa al nostro lavoro futuro, che ritengo molto importante perché, insieme al punto 2 del corso “Ora fotografiamo noi”, delinea un percorso che sarà tutto da costruire, ma tutto nostro.”

Simona Novelli

Simona Novelli
Sulla mia carta d’identità c’è la data di nascita 1957, la città in cui sono nata Genova, la professione fotografa.
L’ho ereditata da mio nonno e da mio padre, non un negozio né un laboratorio, ma la passione, lo sguardo, l’attenzione, la ricerca, lo stupore, la curiosità, ed anche la gioia ed il dolore e l’amore, ma anche l’odio e la rabbia, il rispetto, la libertà e tanto tanto camminare.

Ecco, questi sono i beni ricevuti in dono che ho cercato di trasmettere nelle mie fotografie e nel mio lavoro di fotografa, ma non solo.

Programma del corso:

  1. Il percorso della fotografia nella psichiatria, da strumento di indagine e schedatura a strumento di denuncia prima e di celebrazione dell’apertura dei cancelli dei manicomi poi, fino alla situazione attuale
  2. Ora fotografiamo noi
  3. Lineamenti di teoria fotografica
  4. La fotografia architettonica, gli spazi chiusi, gli spazi aperti, i particolari, i ritratti
  5. Questionario di esercitazione
  6. La fotocamera, l’apparecchiatura digitale, lo smartphone
  7. Le applicazioni
  8. La post-produzione.

Per procedere con l’iscrizione compilare e inviare il modulo seguendo la procedura indicata in questo form online.

Locandina del corso di fotografia. Foto scelta da Simona Novelli, tratta dall’Archivio dell’Ospedale Psichiatrico di San Martino a Como.

Il corso di fotografia condotto da Simona Novelli, fotografa, è ad accesso libero, promosso da APPP all’interno dell’iniziativa “S/Pazzi – Fotografa gli spazi della psichiatria”.

Grafica di Lucilla Scalia