C’è un luogo in cui si parla a bassa voce.
Un territorio imprevedibile, insidioso, pieno di trappole invisibili.
Lo chiamano la Zona.
Non si può entrare da sol*, bisogna perdersi insieme.
Perché un cineforum?
Soggetto cinematografico molto amato, il tema della follia attraversa l’intera storia del cinema, con rappresentazioni spesso acclamate ed emblematiche per la critica cinematografica. Mostruosa, misteriosa, romantica, oppressa, altamente stereotipata e difficilmente interpretata o discussa da chi la vive.
L’Assemblea Permanente dei Pazienti Psichiatrici avvia La Zona Cineforum, organizzato in cicli di visione e dedicato alle rappresentazioni cinematografiche della follia.
Il cinema ha fatto della follia un dispositivo narrativo potente: motore di suspense, figura tragica, enigma psicologico, rottura dell’ordine. Raramente invece ha interrogato le condizioni storiche e politiche che definiscono chi è folle e chi no. La follia non è solo un fatto clinico: è una soglia, una linea di separazione che ogni epoca traccia per distinguere il dicibile dall’indicibile, il normale dall’anormale. Le immagini hanno partecipato a questa costruzione e tutt’oggi contribuiscono a plasmarla e tenerla viva.
«La follia esiste solo in una società, non al di fuori delle forme di sensibilità che la isolano e delle forme di ripulsa che la escludono o la catturano.»
(M. Foucault, Storia della follia nell’età classica, Prefazione)
La Zona Cineforum nasce da qui: dall’esigenza di guardare questi film non come spettatori neutrali, ma come soggetti implicati. Non un cineforum sulla “salute mentale”, ma uno spazio collettivo di analisi delle rappresentazioni. Un luogo in cui le persone psichiatrizzate prendono parola sulle immagini che le hanno raccontate e continuano a raccontarle nell’immaginario comune.
Il cinema non è mai neutro, anzi è un potente strumento politico di propaganda e persuasione occulta, storicamente come ai nostri giorni. Non si limita a raccontare: organizza lo sguardo. Decide chi è osservato, chi osserva, chi è pericoloso, chi è fragile, chi è credibile e chi no.
Con La Zona Cineforum vogliamo attraversare queste immagini, smontarle, discuterle, abitarle criticamente.
Un archivio cinematografico sulla follia
Dai dibattiti che seguiranno ogni proiezione nasceranno testi, riflessioni, materiali critici. L’obiettivo è costruire nel tempo un archivio cinematografico critico sulla follia: una mappa ragionata dei film che ci hanno rappresentati, deformati, stigmatizzati o, talvolta, restituiti a una complessità non riducibile a sintomo.
Un archivio in cui siamo noi, persone psichiatrizzate, a guidare la visione che si ha di noi. Non per stabilire un canone morale, ma per rendere visibile il modo in cui le narrazioni audiovisive partecipano alla costruzione del senso comune. Le immagini non sono solo illustrazioni della realtà: contribuiscono a plasmarla. Guardare insieme significa allora sottrarre queste immagini alla fruizione passiva e restituirle alla discussione politica.
«Le immagini ci trafiggono. Le immagini anestetizzano.»
(S. Sonstag, Davanti al dolore degli altri, 2003 )
I ciclo di visione: attraversare le rappresentazioni
Il ciclo di visione segue un filo che non è cronologico, l’ordine scelto nasce dalle proposte di chi partecipa: un percorso concettuale costruito collettivamente, capace di tenere insieme il piacere del cinema e la necessità dell’analisi.
Proponiamo un attraversamento progressivo: dallo stereotipo alla diagnosi, dal controllo relazionale all’istituzione, fino alla frattura dell’identità e al superamento stesso delle categorie di normalità e devianza.
Il percorso si apre il 05.03.2026 con Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene (1920), matrice espressionista dello stereotipo del folle inquietante. Qui la follia è minaccia, deviazione, spettacolo. L’autorità medica e il potere si intrecciano: la distorsione sembra abitare un solo corpo, ma finisce per incrinare l’intero sistema che lo osserva.
Prosegue il 19.03.2026 con Io ti salverò di Alfred Hitchcock (1945), in cui la psicoanalisi diventa linguaggio narrativo. La mente è enigma da decifrare, il trauma è chiave interpretativa, il paziente è oggetto di spiegazione. Lo sguardo clinico entra nella grammatica del cinema.
Il 16.04.2026, con Angoscia di George Cukor (1944) la follia si rivela costruzione relazionale. Il termine stesso “gaslighting” nasce da qui: la perdita di credibilità è prodotta, indotta, orchestrata.
Il 30.04.2026, Family Life di Ken Loach (1971) sposta il discorso sull’istituzione. La diagnosi si intreccia alla norma sociale, alla famiglia, alla disciplina. La psichiatria non è solo pratica terapeutica, ma anche strumento di regolazione e controllo. Il film dialoga implicitamente con le critiche radicali alla psichiatria degli anni Settanta e con il pensiero basagliano.
Il 11.06.2026, Come in uno specchio di Ingmar Bergman (1961) entriamo nell’esperienza interiore. La frattura del reale non è più spettacolo né dispositivo di potere, ma vissuto intimo, spirituale, fragile. La follia non è osservata dall’esterno, non è reificata: è abitata ed umana.
Il ciclo si chiude con Stalker di Andrej Tarkovskij (1979) che ispira il nome dell’iniziativa.
Non è un film sulla follia in senso clinico. È un film sul limite della razionalità. La Zona, spazio instabile e imprevedibile, mette in crisi le categorie con cui organizziamo il mondo. Lo Stalker è un uomo ai margini, percepito come irrazionale, eppure è l’unico capace di attraversare quel territorio. Quando la normalità smette di funzionare come riferimento sicuro, ciò che resta viene spesso chiamato “follia”.
Chiudendo il ciclo con Stalker vogliamo aprire uno spazio oltre le definizioni. Dopo aver visto come il cinema costruisce, interpreta, manipola e istituzionalizza la follia, approdiamo a un luogo in cui le categorie stesse si incrinano, mostrandosi come costrutti arbitrari e funzionali ad un sistema che ricerca, attraverso l’omologazione e l’oppressione dei “devianti”, il controllo e la mercificazione degli individui.
Modalità, struttura e partecipazione
La Zona Cineforum si svolgerà il giovedì sera con incontri quindicinali online sulla piattaforma Jitsi, l’invito con link di collegamento verrà diffuso tramite la mailing list e la Community Whatsapp dell’Assemblea.
La visione del film avverrà durante il collegamento Jitsi in maniera simultanea ma indipendente, ovvero a microfono spento con mezzi di riproduzione personali, anche forniti da noi, ed esterni alla piattaforma Jitsi. Seguirà un momento di confronto e riflessione collettiva.
Due incontri consecutivi di visione e dibattito, a cui seguirà un incontro dedicato solo al confronto e all’organizzazione degli incontri futuri. Per ogni film verranno pubblicati e diffusi, nei giorni precedenti il cineforum, un articolo critico indicante data e orario definitivi ed una scheda di presentazione che, assieme alle riflessioni che emergeranno nei dibattiti seguenti la visione, confluiranno nella realizzazione dell’archivio cinematografico.
Per partecipare e ricevere il link di collegamento iscriviti alla mailing list o accedi alla nostra Community Whatsapp, sarai così aggiornat* sull’iniziativa Zona Cineforum e su tutte le attività dell’Assemblea. Potrai seguire le novità anche collegandoti sul nostro sito e seguendo i nostri canali social, Instagram e Facebook. Questa pagina verrà periodicamente aggiornata con la calendarizzazione degli appuntamenti ed eventuali variazioni.
Conclusioni
Guardare insieme significa riapproriarsi dello sguardo e sottrarlo alla sola istituzione, alla sola critica accademica, alla sola narrazione dominante. Significa affermare che anche chi è stato oggetto di diagnosi, osservazione e classificazione, e forse anzi soprattutto, ha diritto a osservare a propria volta, interpretare, a giudicare.
Se nel progetto fotografico S/Pazzi abbiamo rivendicato il diritto di lasciare traccia del nostro sguardo negli spazi della psichiatria contemporanea, con La Zona Cineforum rivendichiamo il diritto di portare lo stesso sguardo sulle immagini e rappresentazioni filmiche che ci raccontano.
E come nel film di Tarkovskij, nella Zona non si entra da sol*, ma si attraversa insieme.
Entra con noi nella Zona, non scordare di portare con te pop corn, fazzoletti e pensiero critico.
Guarderemo film, smonteremo stereotipi, discuteremo insieme, immagineremo altre possibilità.
Possibili effetti collaterali: consapevolezza, empowerment, rabbia, rivoluzione.
Unisciti all’APPP!
Articolo di Lucilla Scalia.
Incipit, explicit e grafica di Marietta Hoevel e Lucilla Scalia.







